Gaetano's profileIL GIOCO DEL MONDOPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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April 29 La velocità è divertente
La velocità con cui le cose cambiano è sorprendente. Io non posso sapere perché la mia macchina stasera ha smesso di funzionare. Forse di un circuito elettronico saprei dirvi molte cose, ma della meccanica no. Ammiro le dita che scorrono decise sulla tastiera mentre guardo lo schermo, ammiro la loro praticità e precisione. Ammiro Mark Knopfner nelle cuffie. Ammiro la setosa notte fuori dalla finestra. Ammiro la mia mente nonostante le innumerevoli zone d’ombra. Poi mi fermo perché sinceramente non so più cosa scrivere, guardo le quattro mura bianche che mi circondano, e penso. Penso al mio stato. No, tranquilli, non parlerò di me. Non mi va. Non sono dell’umore giusto. Chi conosce la mia voce, nel leggere queste parole, forse, dico forse, sente il mio timbro …o le mie inclinazioni sotto l’effetto dell’alcool. Sente quel che fa comodo, in sostanza. Intanto fuori piove, il vento è terribile, è forte, deciso. Il rumore è decisamente bello, rilassante. Mi inceppo, poi riparto. Penso ai giorni a venire, a quelli passati. Mento ai perché, alle tante sfaccettature dei rapporti. Delle amicizie, degli amori. In sostanza non sto dicendo niente di concreto, è quella la mia meta: portare le parole al nulla, al vuoto senza ritorno né ragione. Non c’è una ragione per cui scrivere, neanche Dante l’aveva. E’ un atto di superbia scrivere, è presunzione allo stato puro. Non è un trattatello questo in sfavore della scrittura, non né ha la forza né la voglia. Né qui né altrove. Piuttosto è la verifica dell’inclinazione di qualcosa che non è definito. Ora rileggete l’ultima parte, perché non vuol dire assolutamente niente. E’ davvero inutile. Poi fermatevi. Alt. Stop. Queste parole non saranno rilette, corrette. Saranno parole libere, senza censura. Dovrei pensare agli aquiloni, alle canzoni di Lucio Dalla. Ma la notte ritorna, senza scampo. Non si può combattere il tempo, lo scorrere delle cascate delle maree delle idee dei fili di ferro ad arrugginire, non si possono cancellare le paure da olocausto la stupidità ciclica di certa gente le fuoriserie tarocche le focacce e le patatine cucinate con l’olio di centonovantaquattromila chilometri. (qui mi capiranno solo i baresi) Non si può. In compenso si può pensare alle bici, agli atleti trovati positivi. Ai funghi che crescono con una velocità spaventosa, si può pensare a un referendum per abolire l’inutilità di certi blog. Si può pensare. Ed è già tanto di questi tempi. Si può andare a letto dopo il crepuscolo, e fare l’amore e parlare e non guardare la tv. La velocità con cui le cose cambiano è sorprendente. La velocità è divertente.
April 27 A volte ritornano27 luglio
Forse nessuno dei due.La stanza è inondata dal fragoroso aroma jazz, l’hifi si esprime al meglio in questa sera di mezza estate. Le domeniche non vissute al mare passano con l’innaturale lentezza di chi ha tante idee per la testa ma poca voglia di metterle in pratica. La vaschetta di gelato accanto al notebook è invitante. Cioccolato e nocciola. L’idea del fresco tè in frigo suscita pensieri frenetici, meglio alzarsi e bere un sorso. La serata è calda ma non afosa, i messaggi nel cellulare si susseguono con mesta goduria …il ripetersi continuo del trillo è noioso e nevrotico. Nella testa tante cose, disordinate e assillanti. L’attesa. Il tempo. Le conferme e i dubbi. Ora il tè ha pigliato il posto della vaschetta: è fresco e dissetante. E in più non aggredisce. Le cose da dire rimangono in gola, o meglio tra i tasti che non ho il coraggio di premere. Così passo da una parola all’altra, dall’atmosfera suadente del jazz a quella irriverente del tè alla pesca. Mi sento come quell’Arturo Baldini di Chiedi alla polvere. E forse più. Mi lascio andare alla facilità della scrittura. L’immagine di me libero sull’altalena, sorridente e felice, m’invade. I ricordi dell’infanzia. La semplicità di quei giorni. L’altalena, poi la scuola e dopo ancora il lavoro. E infine la pensione. Fasi della vita. Spicchi di un’arancia che non sai mai se è acre o succosa. Vitaminica o tradimentosa (ah sì, vero, quella è la mela). Niente più si aggiunge. Sennonché la voglia d’avventura che non tutti portano dentro. Amici di viaggio, attraverso quel tempo che fa tutti tormentare, persone che vanno e vengono. Alcune si fermano e si accomodano. Indugiano, ma sei sicuro che torneranno. Altre lasciano un sorriso, che poi è l’autografo hai ricordi. “senza filtri è molto bello scrivere” Da oggi ogni mia pagina sarà accompagnata dal jazz. E’ bello. Semplice. Sincero. Poi si torna sulla terra, la luce ridiventa viva e perde l’aura stantia dei ricordi. La scrivania torna ad avere la sua funzione. Tutto torna a muoversi. Gli atomi e la teoria sufi. L’hifi responsabile della musica. Ritornare alla realtà è viaggio sempre duro e rischioso. E’ come svegliarsi di notte a causa di un asteroide caduto sulla terra. Non so se son fotografo o scrittore …o nessuno dei due.
Per vari motivi.
Per me. E per chi sa.
Ormai sono andato lontano dal quel tipo di scrittura così efficace e intima. Vorrei ritornarci.
April 25 25 APRILEContento proprio contento sono stato molte volte nella vita ma più di tutte quando mi hanno liberato in Germania che mi sono messo a guardare una farfalla senza la voglia di mangiarla. La farfalla, Tonino Guerra April 23 Pezzo spaventosamente inutileE’ notte. Ascolto Jeff Buckley. Penso che mi piaccia andare al cinema, per gustarmi l’ultima proiezione. E poi tornare a casa quando in giro non c’è più nessuno, e vedere scorrere le precise fila di neon nella stazione o i portici dove di giorno i vù cumprà vendono di tutto. Direi anche di più. Ci sono pochissime macchine, l’aria è rallentata. I cartelloni elettorali sono divertentissimi. I finestrini iniziano timidamente a non essere più chiusi del tutto, e due tipi alla radio si divertono e, divertono. Di notte non ho il problema della punteggiatura e l’Hallelujah diventa davvero il pezzo perfetto. Non mi spiego come molti film abbiano nella soundtrack i pezzi di Nick Drake che di giorno non conosce nessuno. Scelgono i brani di notte, i produttori? Stupida domanda, non oso pensare alla vostra stupidissima risposta, che inevitabilmente tenete per voi. Si lo so, guardate lo schermo. “che fa offende? Dove andrà a parare sta volta” pensate. Lo so. Lo so. Lo ri-so. E non vedo l’ora arrivi l’estate per andare a Trani e tenere i finestrini abbassati di notte, e ascoltare un pezzo di Silvestri, tipo “mi persi” a bassissimo volume. E non dire niente. Perché basta così, le parole (molte volte inutili) non hanno molta importanza. Tante cose non sono importanti. Ecco: non voglio essere ne scontato né banale! Quindi cambio argomento. Non mi manca niente adesso. In questo preciso momento. Amo la tastiera su cui scrivo, e svariate altre cose. E sono sveglio a quest’ora senza voglia d'andar a letto. Però penso che ascoltar canticchiare, il pezzo che adori, dalla donna che ami sia una cosa formidabile. L’ho provata quella sensazione. Adesso mi manca. Ecco cosa mi manca adesso. A dir la verità non so perché continuo a scrivere. Potrei fermarmi. Adesso. Così.
April 19 Il curioso caso di un tizio barese scarso a idee (quarta e ultima parte)“dammene uno”
“come lo vuole?” “alla crema” “quelli là sono alla crema e amarena” “signorina, io ho detto alla crema, che me ne fotte se ci sono altri con amarena e crema?” “va bene, non si agiti” “t uè mov o no?” La ragazza, neanche un po’ intimorita, prese il cornetto e l’offrì a Nicola, che non avendo la faccia da cattivo quando voleva fare il duro era decisamente ridicolo. Divorò il cornetto, e pensò a quella volta che si trovava a Firenze e chiedendo un cornetto, il barista lo guardò in malo modo. Da quelle parti, il cornetto è chiamato brioscina. Ma se chiedi a Bari un brioscina come minimo il barista rimane un’ora a ridere dietro il bancone. Dopo il cornetto chiese un espressino chiaro, e un bicchierone d’acqua. Uscì. Guardò il cielo. Qualche gabbiano volava. “uè Colì com sciam?” “Sciam buen Costandì, e Frango, u mest, c disc?” “c va disc” Costantino Bove, detto u vov, si era fermato al centro della carreggiata e se ne sbatteva profondamente le palle se intralciava, o no, il traffico. Il teatrino era arricchito da clacsonate, caldo, umidità (decisamente più pesante di un monologo di Gigi Marzullo), vociate, bestemmie, rutti liberi e sportelli che minacciosamente iniziavano ad aprirsi. “me Colì famn sci, ca mo va secced u quarandot” “stat buen Costandì” Decise di comprare il suo ultimo pacchetto di Diana dal tabacchino di Giuliana, sua vecchia amante. Vide passare Nanuccio l’ambasciatore. “Nanù” “Uè Colì” “dam nu passag, ia sci o tabacchin d Giuliana la czzar!” “mo vinatin” Saltò sull’ape cross. Nanuccio riavvio il motore che fece lo stesso identico suono di una lavatrice durante la centrifuga, e alla vertiginosa velocità di dieci l’ora attraversarono il lungomare Nazario Sauro. Dopo mezzora avevano percorso i quattro chilometri che li separavano dal quartiere Fesca. “stat bun Colì, e salutm a Pinuccio Testa moc u vit” “vaffamoc.. Nanù” Tutta Bari sapeva. Fuori dal tabacchino incontrò Antonio armani, panettiere di professione, che era tornato da poco da un viaggio a Capo Nord. Lo salutò velocemente, non aveva voglia di chiacchiere inutili. Entrò. “ciao Giuliana, come va?” “bene Nicola, a te?” “tiriamo a campare” “come mai da queste parti?” “niente, passavo da queste parti per caso, e senti, mi daresti un pacco di Diana morbide?” “da quando passi da queste parti per caso? E poi le Diana morbide… tu fumi le dure” “e sì, già che stai, dammi uno di quei gratta e vinci, chid com s chiamn?!” “da cinque o dieci euro?” Mise la mano in tasca, aveva dieci euro. “da cinque, ho solo dieci euro” “fattelo dice Colino, sei rimasto un morto di fame, faccio bene a non scoparti più” “me Giulià vic t muv” Usci, aprì il pacchetto di sigarette. Rimise tutto in tasca. Non aveva voglia di fumare. Prese il gratta e vinci. Grattò. CONCLUSIONE Ritrovarono il corpo di Nicola Introna semi carbonizzato nelle campagne di Ceglie del Campo, un quartiere in periferia. Si racconta che Nicola invece di riscuotere il prima possibile i cinquecento mila euro che aveva vinto con il gratta e vinci, avesse fatto la cattiva pensata di fuggire in Guatemala. Non si sa perché proprio il Guatemala. Pinuccio Testa non atterrò mai, risiedeva a Bari già da qualche mese. Voleva mettere alla prova il suo vecchio compagno di scuola. Bloccarono Nicola all’entrata dell’aeroporto. Lo fecero salire in macchina, poi una volta in periferia lo picchiarono. Gli diedero fuoco. Le urla arrivarono fino in centro, tra le vetrine chic della Bari bene. April 15 LA STAGIONE DELLE ASSENZE
di Marco Conidi April 12 Soundtrack dell'appartenenzaRino Gaetano - I tuoi occhi sono pieni di sale
Afterhours - Il sangue di giuda Cristina Donà - Qualcosa che ti lasci il segno Lara Martelli - 'Cello song (cover Nick Drake) Nick Drake - One Of These Things First King of convenience - Gold for the Price of Silver (Erot Collaboration) Pacifico - Lento Mario Biondi - I'm Her Daddy Motel connection - Power of love Giorgio Gaber - La razza in estinzione Cesare Cremonini - Figlio di un re Norah Jones & Charlie Hunter - More Than This Bob Marley - Could You Be Loved Roberto Angelini - Fiorirari Niccolò Fabi - I wish Fabrizio De Andrè - Le passanti Domenico Modugno - Dio come ti amo Franco Battiato - Le aquile non volano a stormi Calibro 35 - L'appuntamento Pino Daniele ft dj Ax - Il sole dentro di me John Coltrane - Straight, No Chaser Pedro Iturralde & Paco de Lucia - Anda Jaleo! José González - All You Deliver Ligabue - Eri bellissima (live) Richard Clayderman - Claro de luna (Debussy) Ben Harper - Walk Away
Pink Floyd - Astronomy domine
Rino Gaetano - Cogli la mia rosa d'amore Questo è il punto della situazione, ho strappato via da un pò di album che ascolto negli ultimi tempi, dei "pezzi".
Ho privilegiato poco il rock, confesso che l'ascolto poco ultimamente.
Nasco dal rock, ma sono schiavo della qualità di certa musica.
Ci sono brani poco famosi, altri un pò di più.
Ovviamente ringrazio chi mi ha "imparato" a questa musica.
Apro e chiudo con Rino.
A presto
April 08 Stop!Non mi piacciono i servizi giornalistici in tv, e i programmi di approfondimento. Odio la conta dei morti prima della pubblicità, le grida. Il sangue, le macerie. I primi piani di volti in lacrime e la freddezza degli obiettivi. Non sopporto l’assedio della notizia e le catene per sms. Odio la pornografia dell’informazione moderna. Uomini come numeri, come noccioline in barattoli da cinema. Il sangue non ha più valore se non scorre nelle vene ma in cavi e trasmissioni d’antenna. La tv tocca il fondo. Lo raschia. Scava. Trivella. Scassa. Frantuma. Voi sopportate la volgarità di certi tipi in cravatta con quelle ridicole facce incipriate? Io no. Non ci sto. Se fai vedere una notizia mille volte al giorno, quella perde sensibilità. Scoccia. Passa inosservata. Bisogna tenerla viva, potente. Cosa non va? Io dico: Stop. Stop. Stop. Stop. Stop. Stop. Stop. Stop. Stop. Stop. Basta l’assedio, basta con la tiratura dei giornali e l’audience . April 07 Il curioso caso di un tizio barese scarso a idee (terza e penultima parte)Qualcosa si stava muovendo. Gli sguardi, le smorfie e le mezze parole, parlavano chiaro. In una terra dove molte volte si comunica con gesti e occhiate veloci e taglienti, essere attenti è di vitale importanza. Vitino u mbriàc, chiamato così perché aveva la bottiglia facile, stava trascinando la barca a riva. In quel punto si toccava e l’acqua era paludosa. Nella rete aveva molti merluzzi, qualche triglia e due o tre spigole. Poi nel secchio due polipi rispettivamente di quindici e ventuno chili. Era stata nottata persa. Il mare iniziava a collassare, e la pesca di frodo a mostrare i primi segni di cedimento. Da lontano due uomini stavano ritardo su, dalle rispettive barche, due grosse reti con ricci enormi quanto dei pugni chiusi. Nicola camminava affannosamente senza guardarsi intorno, il sole da lontano emergeva dal mare. Si chiese cosa avesse pescato durante la notte. “Nicò, vin do” “c uè Vitì?” “ti ha disc nu par d coset” Si avvicinò. “Né auand!” Nicola prese i due ricci aperti che Vitino gli porgeva e li portò alla bocca. Leccò l’interno dei crostacei fino a farli diventare lucidi, poi si piegò, tirò fuori dalla conca piena d’acqua una Peroni, e l’aprì con l’accendino. Con il primo sorso bevve metà bottiglia, con il secondo piegò la restante metà. “ma iè cal sta birr! accidt uagliò!” “e c uè u ghiacc se scuagghiat!” “mè Vittin mo c uè? iè frnut u teatrin?” “Nicò la stor iè chess, fors so acchiat na soluzion” “Vito, che stai dicendo? Mi hanno condannato” Si meravigliò dell’italiano perfetto e fastidioso, Vitino nel sentire quella precisa parlata fece una smorfia di disgusto. Lo guardò malamente. “Nicò nan du si scherdan ca st a Barrr! Nan facen u professor! Ca st u tinb ca s nasc e s mor” “dimmi” “forse i soldi te li vuole dare Mario Valente” Tutto si fermò. Le onde del mare, il puzzo piacevole delle alghe. I teli che coprivano il cineteatro Margherita, dimenticato da Dio e dall’amministrazione comunale, smisero di sbatacchiare. Le prime auto e i pescatori che stavano affollando il mercato all’aperto, smisero di muoversi. I Valente stavano entrando in scena. Cosa c’era sotto? Quando Pinuccio Testa era diventato così quotato? La storia era grossa assai, e lui ci stava sprofondando dentro, e quello che vedeva era merda …del tipo più puzzolente possibile. Se accettava, era perso, se rifiutava, era fottuto uguale. “e non ti credere, i Valente non vogliono niente indietro” “stog miss mal Vitì” “u sacc, me mo vattin ca teng da arrzà u puelp” Una scena che aveva vista mille volte, forse la vera immagine del popolo barese. Vitino prese il più piccolo dei due polipi, e iniziò a sbatterlo, ad arricciarlo, su uno scoglio. Il polipo iniziò a diventare sempre più morbido, e odorava. I tentacoli tagliavano l’aria umida del mare. I segni del morso sulla testa, necessari per stordirlo, erano ancora evidenti. La schiuma che pian piano si stava formando sul faraglione, luccicava. “cuss arrstut ie la fin du munn!” Proseguì verso la spiaggia di Pane e Pomodoro. Non poteva cambiare famiglia. I Casucci non avrebbero perdonato lo sgarbo. Ma cosa fare? Mancavano quattro ore all’arrivo di Pinuccio Testa. Non aveva mai odiato Palese e il suo aeroporto come in quel momento. Era perso. April 06 L'AMORE ATTENTA I DEMONIImmagino la polvere sui post; sulle varie sezioni. Vorrei rinnovare tutto. Vorrei aggiungere altri cento album, e poi altri cento. Tutti quelli che ho in casa. Vorrei ascoltarne di nuovi. E aggiungerli. E leggere nuove cose, e pubblicare i titoli come delle proposte. E scattare mille e altre foto. Vorrei rivedere i vecchi film e poi dimenticarli, per poi rivederli, vergine. Vorrei vedere altri titoli, e riuscire ad amare gli horror. E non farmi annoiarmi dal finto sangue. Vorrei amare la musica tecno e odiare il jazz. E vedere le cose con un nuovo ritmo. Martellante. E cambiare nome. Non più Gaetano. Ne Adriano Meis, ad esempio. No, qualcosa di nuovo. E vorrei imparare la grammatica e superare la mia fase da somaro. Ma, mi basto così. E questi vorrei non mi piacciono neanche un po’. Dico una cosa, poi chiudo il post. Un giorno una rana finisce in un pozzo. Incontra un rospo. Il rospo fa alla rana: Ciao, da dove salti fuori? La rana risponde: dall’Oceano. A causa dell’alta marea sono finita qua dentro. Il rospo: E quanto è grande l’Oceano? La rana: Grandissimo! Immenso! La rana: Nooo più grande! Il rospo fa un salto di cinquanta centimetri e dice: grande così? La rana: No molto più grande! Il rospo indispettito fa un salto di novanta centimetri e fa: Così grande? La rana: No no no è molto molto più grande. Il rospo che non sa far altro che arrabbiarsi, morde la rana.
Spero capirai.
Ps La mia solidarietà al popolo abruzzese.
Nel mentre la terra trema April 05 proposte fuori luogo, e fuori tendenza, machisenefrega
April 04 Che tempo faràIl conduttore sembrava un cosmonauta dei tempi dell’Urss. Non so bene come si equipaggiavano in quei periodi i cosmonauti, ma quel conduttore sicuramente era uno di loro. Era tutto grigio. Persino i capelli erano di quel colore; pensai anche a Massimo Ranieri. Era morto da un pezzo. Pippo Baudo però no! Lui era ancora vivo a quei tempi. Carramba Che Sorpresa era alla sua centonovantaseiesima edizione. La Carrà era morta anche lei da un pezzo; la conduzione era affidata al suo clone. Era stata clonata poco prima della sua morta; anche se vi confesso che durante l’elettroestirpazione del dna qualcosa era andato storto: i capelli del clone erano neri! La vibrazione del mio microtrasmettitore telefonico, piazzato nel mio orecchio destro, si stava attivando, sicuramente Sara non trovava parcheggio. “Baki non trovo parking! Il cielo è intasato oggi, forse non ce la faccio per l’inizio della trasmissione!” “merda dai, parcheggia in seconda nuvola, metti le quattro frecce sesquipedali! Vedi un po’ d’esserci!” La sorpresa che avevamo preparato per Gianna, che era seduta in terza fila, consisteva nel farla rivedere dopo quarantasei anni con Olga, una sua compagna di università. Il mio amico Carlo, che lavorava per i Servizi di Disinfestazione Razziale (i temutissimi SDR), aveva ritrovato in un archivio in disuso il dna di Olga. La clonazione mi era costata parecchio. Mille eurollari! Ma vedere sorridere Gianna non aveva prezzo; il pagamento l’avevo fatto con Blastercard. Dopo la Rivoluzione di Agosto, dove morirono molti vip in Sardegna tra cui Miki Briatore il cugino di Flavio, i Servizi di Disinfestazione Razziale distrussero migliaia di cip ribosomali, favorendone il commercio clandestino. Si raccontava che dopo le sigarette, la prostituzione virtuale e le tv al plasma taroccate, tra Brindisi e Tirana la psicomafia trafficava ormai cip ribosomali. “ecco …ce l’hai fatta, siedi qua!” “Baki, dopo la diretta se troviamo un posticino al riparo da rilevazioni sensoriali, mi dai una bacio?” “oh ma sei fuori?! Ci vuoi mettere nei guai! Quella robaccia è stata bandita da un pezzo” “io sono l’ultima esemplare di fecondazione naturale e lo sai! Quindi ho le mie voglie …un tempo i maschi non erano così” “a me hanno fatto il trattamento durante l’elettroriproduzione, quindi quelle bassezze carnali non mi riguardano! E ora zitta che inizia l’ universodiretta” “ma quale universodiretta della minchia! Ti rendi conto che si riceverà solo su Marte, e se tutto va bene a Montescaglioso! Sai che evento di merd..” “Monte che?” “sì, Montescaglioso, un paesino in Basilicata” “e che cos’è?” “e pensare che esistevano materie a scuola come la storia, la geografia! Ora bandite …chissà perché…” “tu sei fuori! Zitta ora!” Le luci si abbassarono, tutti chiusero le palpebre e infilarono il sondino per la visione dell’universodiretta nel varco ascellare. Sara che era l’ultimo esemplare nell’Universo a soffrire di quello strano sentimento che di nome fa malinconia, ebbe un sussulto, un’immagine affollò la sua mente, era di sua madre e aveva un viso schiacciato, un grembiule a righe, un vassoio sotto il braccio. E' l'ultima donna di questa storia.
April 03 Il curioso caso di un tizio barese scarso a idee (seconda parte)Il bar di Pierino Spada stava in un angolo poco illuminato, e sporco. Poco lontano un grosso spiazzale, dove di giorno Arcangelo il serpente faceva parcheggiare le auto in cambio di un caffè. Il caffè aveva un valore minimo di un euro. E tutti ogni mattina si accaparravano i posti migliori perché parcheggiare da Arcangelo, era una garanzia: ritrovavi l’auto, e anche integra. Nicola parcheggiò senza sborsare nessun centesimo perché era arrivato fuori tempo massimo; a quell’ora Arcangelo non era più responsabile dell’incolumità delle auto sostate nella sua zona. Poi vide Massimo turchese che stava uscendo dal bar. “uè Nicol” “ciao Massimo, sta Franco per caso? Devo chiedergli una cosa” “ind alla stanz” Franco, a quanto diceva Massimo, stava giocando a poker nella camera nascosta. Entrò. Salutò Graziano il barista di turno. Quello ricambiò con un cenno, stava servendo due Peroni a due tipi che avevano chiesto anche il bicchiere. Erano ignari del fatto che la Peroni a Bari va bevuta alla canna, e se sei un vero uomo, devi berne mezza bottiglia in un sorso solo. Infatti, Graziano rivolgendosi a quei due malcapitati disse: Ma c sciat facen! (ma che andate facendo) La Peroni versata nel bicchiere è di una tristezza immonda, pensò Nicola. “Graziano, sta Franco?” “vai che ti aspetta, Nicò” Come cazzo faceva Franco il mercante a sapere che lui voleva vederlo?! Spostò di poco il grosso scaffale con dentro cioccolatini e robaccia varia, poi sentì il click e vide scorrere il tutto su degli invisibili binari. Ogni volta si sorprendeva per la straordinaria abilità che aveva la criminalità nel mimetizzarsi sotto gli occhi di tutti. Appena entrato nella stanza, iniziò a tossire, il fumo era intenso e aggressivo. “c uè?” chiese Franco appena lo vide entrare. “niente Franco, volevo solo parlarti” “io non ti devo dire niente, mo sparisc!” Allora, le cose non erano cambiate. Pinuccio Testa era ancora molto quotato nell’ambiente, e nessuno voleva mancargli di rispetto. Nicola era nei guai e lo sapeva. L’unica cosa da fare era tentare una rapina, chiedere l’elemosina o spararsi. Un colpo in testa era il più plausibile. Rapine non ne poteva fare, non avrebbe avuto il tempo di chiedere l’autorizzazione ai Casucci. Ed elemosinare, a Bari, non è mai stato molto redditizio. Poi un pensiero, cattivo bastardo pericoloso. Minguccio l’iracheno. Era chiamato l’iracheno, per i baffi che ricordavano Saddam e per il colorito e il modo di fare …merdoso. Quello stava vicino al porto, di sera vendeva birra e arrostiva sul lungomare salsiccia. Si distingueva da lontano grazie alla lunga colonna di casse Peroni, rosse, e per l’ape cross giallo e blu. “Mingù, come andiamo?” “com o cazz, scam! c uè?” Non sapeva, o forse sì. “n’informazion” “dim” “voglio vedere don Carluc” “ie nu scech pericolos” “lo so che è un gioco pericoloso, ma il gallo tra poco canta” “sid a fratt, vattin da do” “non mi vuoi aiutare?” “uagliò angor!” |
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