Gaetano's profileIL GIOCO DEL MONDOPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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June 27 Faccio tardi, è meglio andare.Musica a basso volume e voci di bimbe alla finestra. Mi sembra strano che la pioggia caschi, mi sembrano strane molte cose. L’essere irritati ad esempio. Mi sembra cosa ardita la pancia rosa di un cane, e il fuoco. Le dolci note che danzano per la stanza. Gocce, odori, e clacson. E’ una sera serena questa, senza macchie irrequiete che non si possono sanare; per le campagne alita una dolce brezza, e il mare è blu, è scuro. Sembra quasi indaffarato a nascondere qualcosa che sfugge alla vista. A musica bassa e con la tenda che si muove, piano. E la luce è gialla. E la luce è calma. E la luce è serena. Le gomme sull’asfalto si consumano piano, come fa la musica elettronica con i timpani e l’odio con gli imbecilli. Forse non c’è scampo a poche cose, forse è facile sorridere. Anzi è così: è facile per me sorridere. Dostoevskij è piegato a meta sul tavolo, e nel frigo le pesche sono tutte ordinate al loro posto. M’imbatto in strani pensieri, poco efficaci. A ben sentire sono tranquillo, e dovrei uscire ed è quello che farò appena la pagina avrà assunto quel suo tipico alone colorato di nero. E i mestoli alle mie spalle, e il ventilatore spento. Sento le pozzanghere squarciarsi, e chissà chi sta muovendo quei piatti che sbattono tra loro. Questo giugno che passa piano e freddo e piovoso. E incredulo. Il cielo mi sembra una perfetta scenografia in questo teatro parrocchiale che è il mio paese. E chissà la mia bella ora, chissà che farà. Mi aspetta, e sa che arriverò in ritardo, o forse no. Non oso alzare il volume dello stereo, il solo pensiero mi sembra un peccato, un torto alla quiete. Penso ora all’aspetto incurvato di Leopardi, ma è un pensiero subdolo e banale, e soprattutto non sta in piedi. L’arancio è un colore divertente, è un colore che fa bene, ed è il colore dell’Anas. Le ombre hanno contorni indefiniti, come questa serata. Il cane dorme beato. Ma. Faccio tardi, è meglio andare.
June 25 Daniele Burgo BrambillaIl trillo infantile del telefonino mi ricordò che ero un essere umano, e che il letargo è cosa animale.
I secondi che seguirono furono come sempre devastanti: salivazione azzerata, rutto libero, grattata insistente al cuoio capelluto e successivo esame visivo. Tutti era in ordine e funzionante. “Daniele, oh Daniele …Giorgia chiama Daniele, ripeto, Giorgia chiama Daniele!” “che vuoi Giorgia, è l’alba!” “alba? L’alba non dovrebbe terminare diciamo verso le sei, sei e mezza al massimo? Mi sa che son le due, o meglio, le quattordici” “io li odio quelli che dicono le quattordici, le quindici e via dicendo, che vuoi? Su!” “niente, passo a prenderti, vestiti” Evidentemente mi aveva chiamato da sotto casa perché dopo pochi secondi il videocitofono iniziò a suonare. “in bianco e nero sei davvero brutto, Giorgietta mia” “fanculo, apri stronzo” La vidi sorridere con mille e settecento denti e poi fare la linguaccia. Mi amava Giorgia. Io non amavo lei. Aprii la porta e andai in camera da letto. Sentii i suoi passi nella penombra delle tapparelle semi-abbassate. Entrò in camera e mi bacio il collo. Io continuai ad abbottonare la camicia. “la tolgo?” “no vestiti, devo parlarti” “parliamo” “vestiti, ti aspetto in cucina, lo vuoi un caffè?” “no dai, lo prendiamo al bar, giù” “ok” Guardavo Giorgia illuminata dalla luce artificiale dentro l’ascensore, la sua pelle era brillante e apparentemente delicata. Il sedere, un’autentica meraviglia, era tagliato a metà dai suoi capelli neri e lisci. Per strada tornai a osservare la luce nei suoi occhi, mi sembrava diversa. Alterata. “dai sediamoci qui” “ma no dai, si vede il balcone di casa” “e quindi? Che male c’è?” “ma no, niente, però sai, il balcone è di casa mia” Mi zittì con un gesto della mano. “farnetichi?” “si” “perché, sei nervoso?” “si, e non so il perché, stasera? Impegni? Se vuoi dopo torniamo in casa…” Sorrisi allusivamente. Come solo certi maschi idioti sanno fare. “devo dirti una cosa, e dopo, non so se ne avrai voglia” “e che può essere di così grave, di così trascendentale” “non le sai usare, tu, certe parole” “scema” “scemo” Sorrise. Io ricambiai, e poi chiamai il cameriere con il solito gesto, inutile e offensivo. Lui che mi conosceva bene e sapeva quanto fossi arrogante, ci mise un po’ ad arrivare. Pareva improvvisamente indaffarato. Presi le chiavi che avevo nella borsetta di Vuitton, e con il telecomando iniziai ad aprire e chiudere la macchina. “se vuoi, prendo la moto e andiamo a fare un giro” “no, no, adesso devo dirti una cosa” “che fretta hai?” “un po’ ne ho, e smettila di aprire e chiudere la macchina, l’hanno vista tutti, le ragazzette ti stanno guardando, tranquillo, e poi siediti composto, ma che mocassini hai?” “comprati ieri, ti piacciono?” “mostruosi” “bellini eh?” “si, un’autentica cagata!” “ma che dici, sono viola, si usano” “viola addobbo funebre, intendi” E poi rivolgendomi al cameriere che stava arrivando: Tu, dico a te, ti vuoi muovere” Quello mi guardò in modo strano e poi si rivolse a Giorgia. “signorina che prende?” “un caffè, sì un caffè, e lo scusi” Il cameriere fece una smorfia, e mi guardò. “ e lei signore?” “caffè freddo con panna, panna fresca ovviamente, non quella colata acida che servite di solito” Giorgia mi diede un calcio, e mi fece male. “ma che sei idiota? Sai quanto mi costano questi pantaloni?? Idiota!” “io non so come ho fatto a prendere una cotta per te!Sei un coglione …ecco che sei! E io dovrei crescere un figlio con te?” “un figlio?” “sì un figlio, sono incinta coglione!” “un figlio?” “sai ripetere solo: un figlio?!” “come un figlio, ci sarà un errore, sì un errore, i medici fanno spesso errori” “nessun errore, tu il pisello evidentemente lo usi a tromba!” “che vuol dire a tromba?” “certo, nei circoli che frequenta quel frocio di tuo padre, queste espressioni, come dire, terrene, non le usate eh!” “come …un figlio?! e poi la tromba?” Giorgia mi guardò negli occhi, quegli occhi che non avrei più dimenticato, sorrise, si alzò e andò via. “ e tu che cazzo guardi cameriere di merda” “ma vaffanculo” E mi diede un pugno così forte che il dolore successivo mi sembrò profondo e ossessivo; poi scomparve in un modo strano, come se avesse sbagliato viso. Sentii intanto le mie parole, sdoppiate da me. Inclinate da un odio che non provavo. “ma che hai fatto, sei un pazzo!Tu non sai chi sono io! Io mi chiamo Daniele Burgo Brambilla!” Il cameriere rimase un attimo a pensare, poi mi colpì con un secondo gancio. Caddi portandomi dietro il tavolino e un paio di sedie. Rimasi a terra per un tempo che mi sembrò interminabile, poi il proprietario mi fece rialzare e rivolto al cameriere disse: Tu sei licenziato. Chiesi scusa e andai via. Chiesi scusa. Camminai per qualche isolato tenendo la testa bassa, poi alzai lo sguardo e vidi una strana luce sulle vetrine. Era abbagliate, ma sparì subito. Dopo guardai il cielo e vedi le nuvole colorate con un grigio stanco, scuro e indecifrabile. Poi sentii i primi tuoni. Rimasi fermo. Iniziai a camminare, piano, quando le prime gocce ebbero bagnato la camicia bianca che indossavo. Pensai che avevo chiesto scusa per la prima volta. Pensai a molte cose dopo, e a Giorgia. Ebbi l’assoluta certezza che avrebbe abortito, ma avevo paura. Un’intima ed inesplorabile paura, nuova per me. Un figlio. Avevo pensato di cambiare la villa a Gallipoli, e poi di comprare un nuovo Suv. Ma a un figlio no, non c’avevo mai pensato. E poi Giorgia. Io non l’amavo. Continuai a camminare fin quando i primi starnuti non mi richiamarono dal limbo in cui ero caduto. Lasciai che la notte arrivasse piano, poi tornai a casa. Un figlio. Io non lo volevo, un figlio. Poi i giorni passarono e tornai ai miei ritmi, e quel pomeriggio mi sembrò un sogno, o meglio, un incubo da cui mi ero svegliato. Sperai di non incrociare più gli occhi di Giorgia, quello sguardo che mi condannò, e che rimane l’ultima immagine che ho di lei. _________________ June 23 Potessero le mie mani sfogliarePronunzio il tuo nome
nelle notti scure, quando sorgono gli astri per bere dalla luna e dormono le frasche delle macchie occulte. E mi sento vuoto di musica e passione. Orologio pazzo che suona antiche ore morte. Pronunzio il tuo nome in questa notte scura, e il tuo nome risuona più lontano che mai. Più lontano di tutte le stelle e più dolente della dolce pioggia. t'amerò come allora qualche volta? Che colpa ha mai questo mio cuore? Se la nebbia svanisce, quale nuova passione mi attende? Sarà tranquilla e pura? Potessero le mie mani sfogliare la luna! Federico Garcia Lorca
June 22 Lo sconosciutoIl fischio del treno mi desta dal sonno, da un lungo torpore all’ombra di questo (enorme) albero di fico, e dai pensieri a navigare.
Ora non c’è più quella terra dalle ferite che non sanguinano; il buio ha portato sollievo, ha posto una cappa di perdono alle arterie fredde e scavate. E mentre scrivo, adesso, perso a quel fuoco che sentivo sulla pelle che adesso più non scotta. Il suo suono mi giunge sottile e attutito, frastagliato come certe spiagge viste solo in pellicola, e stridulo e limitato. E’ come avere un cantiere sotto la pelle, oltre il sudore che bagna le cose, in questo momento d’impassibile incertezza, quando tutto è ovattato dal filtro disarmante dei ricordi che sono morsi alle caviglie e sangue impastato alla polvere. I passi sulla ghiaia sembrano crackers sgranocchiati sotto una pesante coperta; e penso al perché del calore e all’efficacia artificiale dei condizionatori. In quell’istante prima d’iniziare a scrivere si cerca il silenzio, si fa il vuoto intorno. La naturale conseguenza a quest’equilibrio perfetto sono le lettere, poi parole e dopo ancora le frasi; e tutto potrebbe essere scambiato con la luce cristallina che precede ogni temporale in estate, o la bellezza in un volto dietro l’angolo. Comprendere il vento, e la malinconia. L’aria si muove e fa vibrare le foglie e fa muovere le navi ingrossando le vele. Sposta il polline e mi fa starnutire e poi adorare i fiori che trovo per strada a sbocciare. Penso anche che abituarsi alle cose non sia un bene, che addormentarsi ed essere pigri, disattenti, sia una catastrofe addirittura superiore a quella del Titanic. Le foglie di questo fico sono verdi e calde, sono come il palmo di un padre nel ricordo del figlio, e la loro ombra disegna precise figure che evocano dinosauri e popcorn da cine-panettone. Non ci sono nuvole in cielo, e lontano, dei muratori si sporcano con la sabbia e il cemento, e farina burro olio e acqua. E sale. L’erba è secca e il vento non sembra animarla, e non c’è traccia della ribellione alla morte, né della polvere sotto le unghie. Del perché dell’estate. Inizia piano la pioggia, e mi scopre su questo balcone, dove mi sento inerme, e muove la polvere seduta per strada. Non ci sono passanti in questa strada senza meta, chiusa da un muro ancora più ottuso di quello berlinese. Non si fugge alla pioggia e alla sfida. Non si sfugge al niente. Per esempio io non riesco a pensare al niente. E alle orecchie malinconiche di mio nonno. Intanto la pioggia fatica a decollare. June 13 Referendum 21 giugno 2009I tre quesiti referendari sono contenuti in altrettanti D.P.R. 30 aprile 2009 pubblicati in Gazzetta Ufficiale 30 aprile 2009, n. 99 e riguardano:
La Costituzione della Repubblica ItalianaPRINCIPI FONDAMENTALI Art. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Art. 5. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento. Art. 6. La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Art. 7. Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale. Art. 8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. Art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Art. 10. L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici. Art. 11. L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Art. 12 La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. June 07 ObamaDal discorso di Obama (a 2000 musulmani all'Università del Cairo):
"Come è scritto nel Sacro Corano: "Sii consapevole di Dio e di sempre la verità". Questo è ciò che cercherò di fare, dire la verità... Io sono cristiano, ma mio padre appartiene a una famiglia del Kenya che ha avuto generazioni di musulmani... La libertà in America è indivisibile dalla libertà di praticare la propria religione... In ogni Stato dell'Unione è presente una moschea, in tutto più di 1200... Il Sacro Corano insegna che chiunque uccida un innocente, è come se uccidesse tutta l'umanità; e chiunque salvi una persona è come se avesse salvato tutta l'umanità... L'Islam non è parte del problema nella lotta contro l'estremismo violento, è una parte importante per promuovere la pace. Noi sappiamo che l'esercito da solo non risolverà i problemi in Afghanistan e in Pakistan. Per cui investiremo 1,5 miliardi di dollari all'anno per i prossimi cinque anni per costruire scuole e ospedali, strade e economia... Ho spiegato chiaramente al popolo iracheno che non manterremo basi e non reclameremo diritti sul territorio o sulle risorse... Io ho ordinato il rientro delle nostre bigate di combattimento entro il prossimo agosto... e di tutte le truppe entro il 2012. Nel mondo il popolo ebreo è stato perseguitato per secoli, e l'anti Semitismo è culminato in Europa con un Olocausto senza precedenti. Io visiterò Buchenwald... Sei milioni di ebrei sono stati uccisi, più dell'intera popolazione di Israele. Negare questi fatti è senza basi, ignorante e odioso... D'altra parte è anche innegabile che palestinesi, musulmani e cristiani hanno sofferto... Molti sono nei campi per rifugiati del West Bank, Gaza... Non c'è alcun dubbio che la situazione per il popolo palestinese è intollerabile. L'America non ignorerà le legittime aspirazioni dei palestinesi per .... un loro Stato. Io comprendo coloro che protestano sul fatto che alcune nazioni sono armate, mentre altre non lo sono. Nessuna nazione dovrebbe decidere chi può o meno avere ordigni nucleari. Questo è il motivo per cui fotermente riaffermo l'impegno dell'America per un mondo in cui nessuno possegga armi nucleari. E ogni nazione - incluso l'Iran - dovrebbe avere i diritto di accedere al nucleare per fini pacifici se accetta le responsabilità previste dal Trattato di Non Proliferazione... Il popolo del mondo può vivere insieme in pace. Noi sappiamo che questa è la visione di Dio. Ora, questo deve essere il nostro lavoro, qui sulla Terra". June 04 Viaggio al centro della TerraLa musica nella stanza si poggia piano sulle cose. Prende la forma di un vecchio vaso, del quadro alla sua destra. Rotea come un Sufi intorno alle lampade, tra le sedie, sul tavolo. Ho ancora nelle narici il profumo sempre uguale, sempre bello, sempre buono, delle lettere di Ivana. Non sono un cultore degli odori, non ho mai amato Suskind d'altronde, però quel profumo e la sua fragranza sono come il ricordo, e la certezza delle cose buone. Non è questo un elogio a uno dei cinque sensi, che è certo il più furbo subdolo intelligente per una sola grande ragione: non si può non respirare, e facendolo si è deviati dagli odori. E’ prender nota di una gioia. La bellezza di un momento non mascherato. Non riesco a rimanere indifferente di fronte alla bontà e alle torte alla crema e cioccolato. Né alle borracce con acqua fresca quando sono in bici sotto il sole. E penso alla felicità che prende forma, in una foto, una domenica mattina. Un modello da imitare, il naturale sentiero da seguire. Una foto. Una foto. Una foto. Un bisbiglio, un’ondata travolgente, un richiamo ripetitivo nei giorni e dentro loro tra le ore. L’assolo di chitarra, un maestro d’orchestra stonato. Tutto mi porta lontano. Credo sia sbagliato cercare la felicità sempre da qualche altra parte, negli occhi inquieti e azzurri di un’altra persona. Non è oltre i confini. E’ sempre molto vicina. Accelerando, non si arriva prima all’appuntamento con lei. Forse si corre il rischio di oltrepassarla, indifferenti. La felicità non è alla fermata di un’altra stazione, è ad ogni fermata. A quest’incrocio, in questo giro di giostra. Ora. Ora. Ora. Tra la calligrafia delicata su un foglio bianco, nel leggero tratto di matita. Nell’abbraccio rubato prima della partenza in aereo. La felicità è bellezza. Tuttavia non è uno stato assoluto, non è continuo né perpetuo. Forse è il passo successivo alla serenità. A questo punto della storia, vale a dire a notte fonda, il lettore un po’ stordito e annoiato si chiede dove voglio andare a parare. Lettore: da nessuna parte. E allora vi propongo un paio di cose. Anzi tre.
"Una sera di primavera un sognatore passeggiando per le strade di Pietroburgo incontra una ragazza in lacrime. Decidono di rivedersi la sera seguente, ma la ragazza chiede al sognatore di fare prima un misterioso patto: "Non innnamoratevi di me". Ogni volta che ci innamoriamo Realtà e Sogno si stringono la mano con lo stesso patto: "non innnamoratevi di me". Era una notte meravigliosa. Una di quelle notti come forse possono essercene soltanto quando si è giovani, egregio lettore".
Fedor Dostoevskji (da Le notti bianche)
"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi"
Marcel Proust
A volte un'isola è la cura del tempo, a volte un'isola è solo isolamento.
Niccolò Fabi |
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