Gaetano's profileIL GIOCO DEL MONDOPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    August 23

    A ricucire lo strappo.

    Se il nastro si riavvolge, e poi si stoppa nella sua testa bianca d’inizio corsa, penso al cielo scuro senza stelle delle notti spagnole. Penso alla latitanza della luna.

    Sono passarte troppo veloci quelle notti ...più per voglia che per necessità, sono volate tra la musica ovattata dai discorsi in inglese, da sguardi sempre troppo furtivi e alterati.

    Hanno ora gli occhi spenti e assetati delle prostitute per la strada, hanno il colore della loro pelle e l’alito troppo consumato dalla dannazione. Hanno l’alone dell’irrimediabilità, della resa.

    Del sesso a pagamento dietro angoli sempre poco nascosti.

    E così devo cancellare con la spugna questi pensieri, devo centellinare i ricordi.

    Confesso che ho sentito poco la strada, confesso che la gente mi ha deluso. Che la chiusura l’ho respirata appena messo piede in aeroporto, di notte e con i miei amici.

    Serrado. Chiuso.

    E non è stato un caso aver conosciuto Sara in aeroporto, per caso, quell’ultima notte d’attesa e di febbre.

    Nelle sue parole, i titoli di coda. La conferma ai pensieri.

    Sara che aveva occhi grandi come un lago animato da rubini, che studia ad Amsterdam e indossa scarpe leopardate. Gesticolava. Parlava e capiva. Chiedeva e poi rispondeva alle mie domande.

    Sarà che scrivo di sera e non so pensare alla luce del giorno, a quelle strade larghe, alla bellezza pacchiana di Gaudì. Alla metro che taglia l’intestino scuro di quella città che a viverci si fa un salto di qualità.

    Non so pensare alla Paella inarrivabile di Carlo. A quell’asfalto curato.

    Penso alla gente.

    All’ostilità.

    Penso a quel puzzo che mi da fastidio ancora adesso.

    Penso alla stupidità.

    Alla birra che salta fuori dai tombini.

    Alla mediocrità della paura.

    Penso all’aria condizionata degli aerei.  Alla noia di volare.

    Penso ai treni di Kerouac.  Al piano che suona di Einaudi.

    A Denver.

    A Frisco.

    Penso ai sotterranei, al “Io so” di Pasolini.

    All’inutilità di queste parole e alla febbre che mi tiene legato a casa.

    Ho promesso a questo blog ormai deserto che avrà vita breve.

    Ho promesso alle mie idee che avranno vita, breve.

    Poi c’è Sandra che serviva ai tavoli nel bar di Martin, e aveva la faccia sudamericana e infatti era cilena.

    E sorrideva di nascosto. Sorrideva a chi le regalava un sorriso.

    E poi tequila, a fiumi, e ciupido …cicchetti. Sangria.

    Non lo so cosa mi è rimasto. Cosa sopravvivrà.

    Spero la calma. La tranquilla astinenza dalla nevrosi delle vite che viviamo.

     

    E poi il tramonto.

     

     

    August 15

    Barcellona, La Rambla 100.

    E' una stanza d'albergo climatizzata, questa. C'è disordine, e una grossa voglia di vita.
    Ha mura gialle, e spente. Ha mura vive e vissute.
    Un piccolo balcone ci divide da La Rambla.
    Barcellona è una città dalle vie fruttate ma anche puzzolenti di liquido e piscio. Umano.
    E' una città dalle viscere meridionali.
    La maglia che indosso è rossa, e chissa che piega avrà preso la bandiera che non sventola e che è colorata di giallo e poi rosso.
    Le ore danzano veloci e felici e basta chiudere questo tempo piccolo in un'ampolla immaginaria e poi respirarlo nei momenti d'ombra.
    Sono notti senza una meta, notti che passano senza cicatrice e alcun peso. Notti da divere e che si piegano verso facili soluzioni.
    Donne a pagamento per strada, e birra nei tombini. Spettacoli, luci e illusioni.
    Capelli troppo neri, sguardi che si poggiano nella metro: tutto un mondo, una storia in un lampo. Poi si scende, e tutto esplode come un una bolla di sapone, come la bellezza senza fine dei sogni.
    Queste sono parole rubate e non previste, forse le uniche fuori dal Moleskine.
    Barcellona non ha l'anima del jazz, ha un profumo non previsto dalla forma strana. Muove verso dune dal colore giallo e verde e rosso. E che sfuma.
    Ha piazze precise e prati da non calpestare e che si attraversano lo stesso.
    E' una città che concede, e forse rovinata dai troppi turisti.
    Una posto che ricorderò per la bellezza del "Mercato della Boqueria".
     
     
    Spero di ritornare su queste parole, ora doccia e poi luci e musica senz'anima dall''assurdo volume.