Gaetano's profileIL GIOCO DEL MONDOPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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September 21 ....E so molto bene che non ci sarai.
Il futuro, Julio Cortàzar September 09 La sua vocePrima di abbandonarmi a questa stanchezza invincibile e quasi dolorosa. Prima del resto, e delle attese. Con queste vie infinite e precise e affollate da macchine in fila indiana ai due lati, non si ha l’impressione d’un prima e un dopo. Di un lascito differente che non sia immagine. Prima di qualunque spettacolo delirante che appare fuori da ogni treno in corsa, e della fine di questa estate così ammaccata e stravagante, si depositano, nel fondo, i ricordi e i rimpianti mai assopiti. Come dei binari nel loro fine corsa, o meglio come una bottega di odori e colori.
<pronto> <ciao… non sapevo se chiamarti, ti disturbo?> <no, che dici, come stai?> <bene, tu?> <bene> <sai, prima di chiamarti, ho guardato a lungo il tuo nome scritto di nero sul display, e ho pensato che t’ho chiamata poche volte per nome, Sara> <che strano che sei…> <che bello risentirti, Sara>. Poi le parole, nella mia memoria, si dissolvono. Ricordo il rumore piacevole del suo sorriso, le mie dita un po’ sudate. Quando la nostra conversazione finì, e sentii un suono sordo dall’altro capo della cornetta, ricordo di aver cercato qualcosa fuori dalla finestra, con lo sguardo. Qualcosa d’indefinito e irraggiungibile. Forse la felicità della mia infanzia. Intanto i giorni scorrevano, e la mia pelle alitava giorni sprecati e solitudine. Quella telefonata me la ricordo a metà: ha il sapore limpido per tutta la durata dello stupore, poi si dissolve. Perde consistenza.
Si sovrappongono le immagini, e le bottiglie di birra che tenevamo per la canna col timore che diventassero calde prima di ritrovarci sul lungomare di Giovinazzo. A parlare su quello scoglio piatto. A dire e ridere, e sorridere. Certo senza Sara. E con il Moleskine che parlava un po’ troppo di lei. E ora questa stanchezza fisica che impasta la retina, e imprime immagini vecchie e nuove, e da lontano un buon odore di pane alle olive, e il suono di una fisarmonica. Certo senza Sara che poi non ho più rivisto ma sentito. Certo, la sua voce. E questa città che ora è spettrale, e piove e ho da poco lasciato il Galleria. Che bel film. E le immagini di un inverno da poco passato, e di un’estate con l’acqua alla gola. Ripenso a quando ho capito che le cose finiscono, e a come può sentirsi in imbarazzo un paio di scarpe nuove.
Certo, la sua voce. Certo.
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